Vi chiederete: “ma si può fare la recensione di un trailer?”.
In effetti a pensarci bene, quanto si può dire su circa 3 minuti di trailer?
Ultimamente mi è capitato di dire e scrivere tanto su opere cosiddette “minori” e di contro, di non trovare davvero nulla da dire su opere di risonanza ed entità maggiori.
Per intenderci, potrei stare delle ore a trovare spunti di riflessione su un “Happiness” di Steve Cutts e non aver nulla di interessante da analizzare in una ottava stagione di Game of Thrones.
Per fare un esempio a caso, ovviamente.
Mica ho un conto aperto con Benioff e Weiss?
Di loro se ne occuperà l’universo.
Detto ciò, secondo me siamo di fronte ad una piccola perla, sebbene di trailer si tratti.
Spiego subito il perché prima di passare all’analisi più nel dettaglio.
Credo che quando si monta un trailer lo si possa fare con 2 stili e logiche contrapposte:
- ci si butta tutto dentro per far gasare lo spettatore;
- si racconta/comunica un messaggio (in maniera più o meno velata).
Per capirci, un esempio per il primo caso può essere un qualsiasi Batman di Nolan (si, vi aspetto al varco, vi smonto tutti i Batman di Nolan e vi faccio piangere).
Rientrano nel primo tutti quei trailer che si giocano le scene più clamorose del film per ubriacare lo spettatore e renderlo quasi incapace di distogliere lo sguardo, inebetito da tante scene ad effetto che si susseguono: esplosioni, corse in moto, boom, bang…insomma un Batman di Nolan qualsiasi.
Il trailer del Joker con Joaquin Phoenix rientra assolutamente nel secondo.
Si, ma perché?
Partiamo.
Il trailer ci mostra una Gotham anni 80, presentandoci subito Arthur interpretato da Joaquin Phoenix.
Il futuro Joker per intenderci.
Nella scena, Arthur ascolta quella che possiamo supporre essere un’assistente sociale che lavora per il dipartimento della salute, dalla quale riceve una probabilmente sincera proposta di “soccorso”.
La risposta è un sorriso amaro e beffardo che solo un mostro come Phoenix può regalare.
Non è un’espressione facilmente decifrabile.
Da un lato può essere intesa come un superbo “ma lo sai con chi stai parlando?”, quindi con la parte del Joker a prevalere in una possibile compresenza di due personalità nella mente di Arthur, ma dall’altro possiamo anche leggere un più umano “troppo tardi”, con Arthur che prende consapevolezza del fatto che ormai la sua strada è segnata e che non potrà più essere salvato.
La scena successiva si apre con Arthur che vagabonda per le strade di Gotham invase dalla spazzatura.
Vediamo un Arthur a testa bassa, sconfitto, in una città degradata quasi come se lo stessimo seguendo in un viaggio nel suo subconscio avvilito e mortificato dalla meschinità della vita.

La scena successiva è di una durezza disarmante, Arthur sempre a testa china sale a gran fatica decine e decine di scale.
Quanto è difficile vivere? Quanto è faticoso trascinarsi lungo percorsi sempre in salita?
Questa immagine è cruciale nel trailer e ho il sospetto che seguirà un filo nella narrazione ben preciso.
Subito dopo vediamo Arthur insieme alla madre, in uno dei rari momenti di genuina felicità, mentre è intento ad aiutarla a fare il bagno.
E’ abbastanza chiaro l’utilizzo dell’acqua che “lava via” il suo malessere e lo ricongiunge a sentimenti di gioia e spensieratezza.
La frase che accompagna queste scene definisce la natura stessa del futuro Joker:
“mia madre mi diceva sempre di sorridere e mettere una faccia felice; il mio scopo è quello di portare gioia e felicità nel mondo”.
Una frase che sembra fare eco alla più celebre di Forrest Gump, ma con connotati e prospettive completamente diverse.
Fa gelare il sangue immaginare che tanto di quello che sarà poi il Joker ruoterà intorno alle parole innocenti di una madre.
Successivamente la scena mostra Arthur intento a scrivere battute per uno stand up comedy al quale partecipa, ma notiamo 2 elementi molto importanti:
- uno è un contenitore di pillole;
- sul foglio delle battute leggiamo “la parte peggiore della malattia mentale è che le persone si aspettano che tu ti comporti come se non l’avessi”.
E’ chiaro quindi che Arthur è affetto da una malattia mentale.
Una malattia mentale che vive con una sorta di gap nei confronti degli altri, non perché si senta inferiore, ma perché questi pretendono troppo da lui, mentre dovrebbero semplicemente capire la sua condizione ed accettarlo.
Le due scene successive ci presentano probabilmente il “breaking bad” della narrazione:
- Arthur è vestito da clown ed è intento a pubblicizzare un negozio in fallimento; viene però improvvisamente derubato del cartello pubblicitario da alcuni ragazzini che lo colpiscono con lo stesso in seguito al disperato inseguimento di Arthur;
- nella scena seguente Arthur è in metropolitana e viene brutalmente malmenato da quelli che all’apparenza sembrerebbero dei “business man”.
Sono questi probabilmente i punti di rottura che porteranno la trama ad una svolta.
C’è una brevissima scena in cui vediamo Arthur sorridere di gusto in compagnia di una ragazza in una tavola calda.
Il trailer continua con delle scene che fanno immaginare che sia avvenuta una manifestazione del personaggio del Joker nella società, perché vediamo in più di una occasione delle folle in rivolta con indosso la maschera da clown.
Non è chiarissimo cosa difatti sia accaduto nella città di Gotham, ma vediamo improvvisamente l’inquadratura di un banner pubblicitario raffigurante “Tempi Moderni” di Charlie Chaplin.
Ci torniamo dopo.
Nelle scene successive la trasformazione in Joker è ormai matura, con Arthur che si tinge i capelli di verde e con il trucco classico del Joker: niente più capelli finti e maschera, non ha bisogno recitare la parte, lui ora è IL JOKER.
Una brevissima parte del trailer ci fa vedere Arthur che interagisce con un giovanissimo Bruce Wayne (c’è la conferma ufficiale) mentre cerca di farlo sorridere.
Pensare a come evolverà il loro rapporto rende questa breve scena memorabile.
Successivamente vediamo il Joker scendere festoso delle scale, prima della chiusura finale con un suo primo piano che lo mostra ormai a metamorfosi compiuta.
Vediamo alcuni elementi che probabilmente caratterizzeranno il film:
Charlie Chaplin e il potenziale filo narrativo
Il particolare di Charlie Chaplin probabilmente, oltre a dirci che a Gotham è in corso una rivolta da parte della classe povera della società, ci comunica anche uno spoiler abbastanza importante di quella che sarà la trama:
in Tempi Moderni di Charlie Chaplin, siamo nel periodo della grande depressione americana ed il protagonista Charlot è un operaio impiegato nella catena di montaggio in una fabbrica.
Charlot a causa del duro lavoro e dei ritmi incessanti della catena di montaggio, impazzisce e viene rinchiuso in un istituto di igiene mentale.
Una volta uscito ne passa di tutti i colori (laddove fosse possibile in un film di Charlie Chaplin), ma prende a cuore le sorti di una giovane orfana che aiuterà a sopravvivere nel corso della trama.
Il finale del film mostra Charlot che invita la giovane orfana a “sorridere” nonostante le disavventure e si incamminano insieme mano nella mano.
Mi gioco la trama:
Arthur, malato mentale, si innamora della ragazza nella tavola calda, ma sa che la sua condizione è un ostacolo nel suo rapporto con lei.
Gli eventi lo conducono a diventare il Joker, si dichiara a lei (come forse dimostra la scena in cui lo vediamo brandire una rosa mentre è nella sua versione finale di Joker), lei lo respinge, lui la ammazza.
Nasce il Joker.
Ovviamente l’ho banalizzata parecchio, ma credo che ci sarà la volontà di ripercorrere elementi di Tempi Moderni contestualizzati alla modernità di Gotham.
Fatemi dire soltanto una cosa:
la scelta del parallelismo con Tempi Moderni e quella di sfruttare l’immagine di Charlie Chaplin, forse il primo clown della storia, è mostruosamente geniale.
La nascita del Joker sostituisce la “presenza” del Joker
Per la prima volta abbiamo un film che ha come protagonista (o villain principale) un Joker prima della sua evoluzione.
Il Joker in questo film non cade in un misterioso liquido che lo trasforma in un pazzo criminale, ma è Gotham a renderlo tale.
Partiamo da un ragazzo afflitto da disturbi mentali che la meschinità della vita trasformerà nel più sadico criminale della storia.
Lo so, sa di già visto, è vero, ma quanto è bello rendere UMANO un personaggio che è sempre sfuggito alle normali logiche del quotidiano.
Il Joker era un malato mentale che amava sua madre, con un lavoro degradante, uno sconfitto.
Bellissimo.
Sul finire del trailer interviene la scena per me più bella, che chiude la narrazione cominciata precedentemente:

siamo di nuovo sulle scale, ma questa volta il protagonista non è Arthur con capo chino che si trascina nel buio di Gotham.
Questa volta c’è il JOKER che SCENDE le scale, BALLANDO e SALTELLANDO spavaldo.
Niente di tragico e deprimente, il mondo ha un volto nuovo ed è bellissimo e le scale, prima ostacolo insormontabile, ora sono il palcoscenico della sua entrata in scena.
Signori e signore:













