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La recensione Joker dello Stronco

Il tanto atteso film dedicato al “re dei villians” è finalmente uscito nelle nostre sale, permettendo a noi, scribacchini da strapazzo, di realizzare l’ambitissima recensione Joker, ma anche di condire il tutto con teorie e chiavi di lettura più o meno interessanti.

Come spesso accade quando un film è portatore di questioni che vanno al di là della semplice fruizione cinematografica, anche in questo caso l’uscita del Joker è stata accompagnata da polemiche, paure, allarmi, paternalistiche raccomandazioni volte a minare una serena valutazione della pellicola e a distrarre dal suo valore in senso assoluto.

Portavoce questa volta della crociata contro “il diverso” è il Time, che in un articolo dedicato alla pellicola di Philipps, scrive le seguenti parole: “Il regista Todd Philipps […] ha buona parte delle responsabilità, ed è l’unico a dover rispondere per l’idiozia aggressiva e irresponsabile di Joker. Phillips vorrebbe farci credere di aver fatto un film sulla inconsistenza della nostra cultura, in realtà ci sta solo propinando un ottimo esempio della stessa”.

Sebbene abbia dedicato un intero contenuto al delirio del Time (vedi recensione TIME Joker), voglio che queste poche righe siano ben presenti per riprendere alcune considerazioni finali della recensione così come di consueto nelle recensioni film dello Stronco.

Voglio iniziare la recensione Joker con una domanda: siete davvero convinti che il Joker sia un film di “denuncia sociale”?

Poveri amori.

Un film sul Joker, sulla genesi del principe del male, parla di denuncia sociale?

Forse vi è sfuggito il pezzo in cui Arthur lo dice chiaramente: “di tutta questa faccenda non me ne importa niente” e lo dice più volte.

Volete leggerci la denuncia sociale? Fate pure, convincetevi che sia il vero tema del film, ma mi dispiace siete completamente fuori strada.

Se proprio dobbiamo umiliare questo film cercando di trovare una chiave di lettura, la sola possibile è la dicotomia tra follia e ragione in una società che decide per noi quale è l’una e quale l’altra:

abbiamo un “pazzo” che fondamentalmente è un “buono” in un mondo in cui le persone “sane” si comportano da “pazzi” e portano il “pazzo buono” a diventare un “pazzo cattivo” (ma sarebbe banale sostenere che il movente di tutto sia la semplice vendetta).

E quindi cosa è davvero da pazzi? Rimanere nell’angolo, assumere medicine (altro prodotto della società) e salire faticosamente centinaia di scalini o scenderle tracotante ballando come un forsennato?

Perché la “società sana” premia tre stronzi che lanciano patatine ad una sconosciuta e pestano un malato mentale?

Tornate a guardare il Joker di Heath Ledger con il suo “caos razionale”, qui siamo su un altro universo.

Non abbiamo il filtro, nessun ci indica i confini di bene e male, questi concetti qui non esistono, qui l’eroe spara in faccia ad un presentatore tv e noi LO DESIDERIAMO.

Il Joker di Phoenix vuole un pubblico che lo acclama e ci riuscirà una volta abbracciata la follia o meglio, la presunta follia.

Alla fine il Joker avrà il suo pubblico al quale regalerà un sorriso folle, tinto di rosso sangue.

A questo punto passiamo ad un altra domanda: siete convinti di poter davvero capire il Joker?

Vi sbagliate, non potete.

Ed è il Joker stesso a dircelo nel finale con un beffardo “you wouldn’t get it“.

Non capiresti, non puoi farlo, non puoi “capire il Joker”, nessuno può.

Almeno fino a quando non abbandonerete tutto il castello di verità che avete silenziosamente accettato fino ad oggi.

Siete davvero così presuntuosi da credere di capire un uomo che si fa rimuovere di proposito il volto? Pensate di poter capire un uomo che comincia a ballare in un bagno pubblico dopo aver ucciso tre uomini per quanto stronzi?

Arthur è il personaggio che ci aiuta nella narrazione a seguire tutto il “presunto processo evolutivo” del Joker, ma è il film stesso ad essere un enorme Joker.

Il Joker è un disturbato viaggio nella mente di tutti noi.

Il Joker è uno spaventoso specchio oscuro e non abbiamo il coraggio di rivolgervi lo sguardo.

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Vi sentite smarriti perché non riuscite a trovare il buono o il cattivo? Avete sempre pensato che il mondo si regge slla sua eterna lotta del bene contro il male, ma ora questo film vi fa una precisa domanda: “siete sicuri di sapere cosa siano bene e male?“.

Qual è la verità? Possono essere molteplici: Arthur può essere il figlio di Thomas Wayne o essere stato adottato da una madre psicotica, può aver vissuto effettivamente le vicende narrate o aver immaginato tutto mentre rinchiuso in manicomio, è lui il futuro Joker o un semplice folle, uccide la vicina o la lascia in vita (ma esiste davvero una vicina?).

Ed è questo che fa il Joker: smonta pezzo dopo pezzo tutte le certezze, ci lascia al freddo senza la calda e rassicurante coperta della realtà.

Non abbiamo certezze, ma solo molteplici verità e nel dubbio andiamo alla ricerca del minimo dettaglio:

Rischiamo di IMPAZZIRE.

Ecco il Joker, l’inutile ricerca della verità fra mille realtà che crollano una dopo l’altra.

Un percorso folle la cui destinazione finale può essere soltanto la PAZZIA.

La pazzia è il vero protagonista, in un contesto di realtà inconsistenti che lentamente vengono erose da dubbi sapientemente introdotti al momento giusto.

E quando perdiamo le certezze, la pazzia è lì, elegantissima nel suo vestito viola, pronta ad accoglierci festosa e danzante.

Ed ora rientra in scena il TIME: come possono bacchettoni del genere, estasiati di fronte ad una stronzata madornale come “La Forma dell’acqua”, abituati alle certezze del “grande sogno americano”…come possono loro, guardare nello specchio, guardare negli occhi la follia?

Ora è chiaro cos’è davvero il Joker?

Non ancora?

Come immaginavo.

Non potete capire…