Un cavallo bianco che simboleggia cose, un drago inafferrabile che sputa fuoco esplosivo, una flotta contraerea che non “contraerea”, personaggi che si sono sempre battuti per la giustizia che accettano senza batter ciglio azioni oggettivamente ingiuste e personaggi ingiusti che evolvono in personaggi giusti, ma che poi si ricordano di essere ingiusti.
Se fosse lo svolgimento della traccia “Racconta un storia di fantascienza” in seconda elementare, sarebbe tutto normalissimo.
Stiamo parlando invece di Game of Thrones.
Respiro profondo e partiamo.
Ho difeso le prime 2 puntate.
A farlo siamo stati probabilmente io, Benioff e Weiss.
Le tanto bistrattate 8×01 e 8×02, colpevoli di aver sottratto preziosa “azione” alla stagione finale di GOT, mi avevano dato fiducia su aspetti che ho sempre ritenuto IMPORTANTISSIMI per questa serie: l’approfondimento dei personaggi, i dialoghi, il racconto, la ricerca di spunti di trama all’interno di una frase o anche di un semplice sguardo.
Probabilmente vittima di un mio difetto che è quello di trovare molto più interessante un dialogo (Chaos is a ladder?) piuttosto che i soliti sganassoni, morti, feriti e via dicendo, ho creduto che l’intenzione dei 2 sceneggiatori fosse quella di avvicinare gli spettatori ai nostri amati personaggi mentre attendevano il sopraggiungere dell’inesorabile.
Poi Arya impara a volare e uccide il Night King alla terza puntata.
E tutto comincia a diventare tristemente chiaro.
La trama PRINCIPALE esaurisce la sua narrazione con la terza puntata.
Ribadisco, la TRAMA PRINCIPALE, perché se non fosse ancora chiaro al popolo dei “il telefilm si chiama gioco dei troni, quindi la trama principale è il trono”, la trama dichiarata sin dall’inizio è l’arrivo dell’INVERNO, che rende secondario tutto il resto.
Si chiama gioco dei troni è vero, ma è come dire che la trama principale di Big Bang Theory ruoti intorno alla teoria del Big Bang o che nel “Silenzio degli Innocenti” dovremmo stare a guardare innocenti in silenzio per circa 2 ore di film.
Detto ciò, il problema grande a questo punto è che mancano altre 3 puntate.
Il temibile Night King è morto e con lui il suo inarrestabile esercito, Arya è l’eroina della situazione, nei bar di New York si esulta manco al goal di Grosso in Italia – Germania, Jon Snow grida in faccia a un drago e ci portiamo dietro un paio di morti di serie B come Ser Jorah, Theon e un terzo che al momento di scrivere mi sfugge.
Ah si, la bambina incazzosa lady di una casata del nord (insomma il tipico personaggio che fa esultare nei bar di New York).
Sam non muore.
Ne abbiamo anche per lui, ma in un altro articolo, per l’amor del cielo.

Si, immaginate che al termine della terza puntata, la mia espressione fosse come questa sopra.
E mo, che famo?
Sembra chiaro che da quel momento in poi la trama si sposterà sulla guerra con Cersei, un avversario temibile, forte di un esercito numericamente superiore e che non ha vissuto la drammaticità di una guerra contro “i morti”, una tecnologia contraerea che ridimensiona il valore dei draghi in battaglia, la compagnia dorata, la flotta di ferro.
Quanto sopra viene confermato nella puntata 8×04 nella quale la flotta di ferro fa fuori un drago con una certa semplicità e Cersei taglia la testa ad una Missandei che ha la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliatissimo.
Ci siamo, Cersei ha uno status di super mega top heel imbattibile, una minaccia anche superiore al Night King.
Daenerys in groppa al drago brucia tutto e uccide tutti.
Finito.
Ora per puro diletto analizziamo la narrazione di questa perla televisiva che risponde al nome di “The Bells”.
La puntata apre con Varys, il Ragno Tessitore, intento a scrivere missive utili ad informare importanti rappresentanti dei vari regni (forse?) circa la vera identità di Jon Snow ed il suo diritto al trono.
Nel frattempo una Daenerys sconvolta scruta l’orizzonte e manifesta al caro Tyrion la convinzione che qualcuno la stia tradendo.
Il dialogo si sviluppa pressapoco così:
D: “Qualcuno mi sta tradendo”.
T: “Chi?”.
D: “Jon Snow”.
T: “Non è vero, è Varys”.
D: “Come Varys?”.
T: “Si, glielo ho detto io”.
D: “Come tu?”.
T: “Si, me l’ha detto Sansa, che glielo ha detto Jon”.
Cercando a fatica di abbassare i peli delle braccia ovviamente irti dopo questo avvincente spunto analizziamo:
da un lato abbiamo una Daenerys che non poteva giungere a nessuna conclusione e che stava esternando una semplice sensazione; dall’altro un Tyrion non obbligato a “confessare” nulla e né tantomeno costretto a “cantare” l’amico Varys che agiva in virtù di un genuino senso di giustizia.
Risultato? Varys condannato a morte per tradimento.
L’esecuzione avviene davanti agli occhi di Jon Snow.
Breve analisi dei personaggi coinvolti:
Varys
Trama nell’oscurità probabilmente già dalla culla, si confronta con i peggiori regnanti dell’intera saga come Tywin, Cersei e Joeffrey, uscendone sempre pulito e inattaccabile.
Muore perché un uomo che ritiene un amico (al quale, a pochi secondi dalla propria condanna a morte, continua a manifestare affetto) lo canta sulla base di probabili messaggi effettivamente non intercettati (nessuna scena ci fa immaginare il contrario).
Tyrion
Confessa un atto potenzialmente di tradimento (dal punto di vista di Daenerys), ma che in concreto non era altro che un comportamento legittimo e leale nei confronti del regno e della successione al trono.
Comportamento che sporca tantissimo, a mio modo di vedere, il suo personaggio che per quanto complesso ha sempre agito seguendo una logica di giustizia.
Condanna a morte che se fosse stata sancita da Joeffrey avrebbe osteggiato probabilmente a costo della vita.
Jon Snow
Non è un personaggio che amo, il classico bello tormentato con una narrazione scontata e lineare.
Insomma il personaggio dal quale non ti aspetti comportamenti che vadano in direzione opposta al suo senso dell’onore e di giustizia.
Fino alla puntata 8×05 ovviamente.
Assiste inerme all’esecuzione di Varys, colpevole “forse” (ripeto che niente ci viene narrato in merito, né tantomeno fatto intendere) di star avvisando altri regnanti circa la legittima successione al trono.
Il giusto Jon Snow assiste alla condanna a morte di un uomo che stava agendo nel giusto.
Mi chiedo cosa avrebbe fatto se a condannare a morte Varys fosse stato Ramsey Bolton.
Daenerys
C’è poco da dire, la sceneggiatura vuole una Daenerys in preda alla pazzia, quindi errori in questo caso non ce ne sono.
Come è stata gestita questa “evoluzione” è tutt’altra questione, ma non basterebbero collane intere di bestemmie in vietnamita per poter comunicare efficacemente lo sdegno.
Ma torniamo alla puntata.
Viene catturato Jaime Lannister, colpevole di aver “superato le linee dell’esercito Targaryan”.
Solo dopo uno sforzo cognitivo enorme sono riuscito ad entrare nella mente degli sceneggiatori e a concedermi questa spiegazione logica:
“Jaime Lannister sta tornando ad Approdo del Re per unirsi nuovamente a Cersei nella battaglia contro Daenerys e quindi è un nemico che va catturato”.
Ok, può essere una spiegazione accettabile.
Chi mi spiega invece cosa è accaduto dopo la liberazione di Jaime da parte di Tyrion?
Abbiamo una regina sanguinaria (fa ridere anche scriverlo) che ha tra le mani il fratello del suo nemico usurpatore (Cersei), una condizione da sfruttare in guerra anche per un regnante pacifico e onesto.
L’ostaggio scompare…e niente?
La stessa persona che ha da poco abbrustolito con un drago un potenziale traditore, non si pone 2 domande su come sia scomparso il fratello del nemico preso in ostaggio?
La stessa persona che ha maturato un sospetto di tradimento semplicemente scrutando l’orizzonte non pone l’attenzione sul fatto che il fratello del nemico, preso in ostaggio, sia fuggito e che il proprio primo cavaliere sia il fratello dell’ostaggio.
Fossi Varys mi brucerebbe un poco il culo (non fosse per il fatto che è bruciato per intero).
Comunque, il nano libera il fratello e concordano insieme il piano di far suonare le campane a Cersei, con conseguente resa perché Daenerys è troppo forte (sulla base di un esercito decimato e stanco e 1 solo drago rimasto in vita).
Il dialogo è bello, ma trito e ritrito, ormai sappiamo che tra i due c’è un amore fraterno smisurato, ma da un punto di vista di contenuti questo ennesimo confronto non aggiunge nulla di qualità al rapporto Jaime/Tyrion; nessun aneddoto, una confessione, un ricordo o altro.
Arrivati a questo punto dobbiamo commentare la battaglia.
Questa cosa per me è un poco come il commiato che in genere vediamo nei funerali americani.
Questa battaglia rappresenta la MORTE di Game of Thornes.
Sia chiaro, parlo di morte da un punto di vista narrativo. Non sto assolutamente riferendomi alla regia che è un qualcosa di MERAVIGLIOSO, con Sapochnik che si conferma ogni volta.
Torniamo alla narrazione.
I due schieramenti sono disposti e si scrutano in attesa che la battaglia inizi.
Nel frattempo, Daenerys in groppa al drago, distrugge tutta la flotta di Euron, la famosa flotta terrore dei mari.
Tutte le navi posseggono uno “scorpione”, la temibile arma che ha fatto fuori con sole 3 dardate un drago nella precedente puntata.
La cosa grave non sta tanto nel fatto che non colpiscano il drago, quanto nel fatto che non ci provino nemmeno.
Volano giusto 3 dardate, quindi dobbiamo supporre che buona parte della flotta fosse in pausa pranzo.
Va bene, prendiamoci per il culo da soli, facciamo così, la flotta era a mensa.
Quindi flotta sterminata con un solo drago.
Ma la battaglia “grossa” sta a terra, alle porte della città, i due schieramenti stanno per dar vita ad uno scontr…arriva Daenerys da dietro con il drago e uccide tutti.
Compaiono i Dothraki che partono alla carica e assaltano l’ingresso ormai distrutto dal drago.
Vi ricordate i Dothraki, quelli tutti morti nella battaglia contro il Night King.
Quelli.
Quindi come prima, diciamo che questi sono i Dothraki in congedo speciale che non hanno partecipato alla battaglia contro il Night King.
Quindi flotta distrutta, contraerei distrutta, esercito decimato.
Le truppe Lannister di fronte a tanta superiorità gettano le spade in segno di resa, in attesa del suono delle campane.
La campane suonano, sospiro di sollievo, scampata strag…arriva Daenerys e comincia a dare fuoco a tutti.
Donne e bambini in fuga, innocenti, soldati, tutti.
Piccola parentesi, piani sequenza spettacolari, peccato rappresentino pura merda fumante da un punto di vista narrativo, uno spreco non di poco conto.
Breve riassunto di cosa succede durante queste scene.
Arya fugge nella città in fiamme, il Mastino ha finalmente il suo scontro finale con la Montagna (molto bella la fotografia dello scontro, reso secondo me un po’ banale con un classico “cadiamo insieme giù dalla torre”, ma ormai il livello è quello), Euron e Jaime si affrontano ed il primo ha la peggio (ed in punto di morte si fregia di aver ucciso Jaime Lannister, che è un po’ come quando ci si vanta di aver picchiato uno mentre è seduto sul cesso).
Jaime raggiunge Cersei ed i due vengono sepolti dalle macerie, uniti in un abbraccio che mi sarebbe piaciuto molto se non fosse stato per i dialoghi, il cui canovaccio è il seguente: mio figlio, siamo Solon noi due, mio figlio, noi due, figlio, soli, il bambino, siamo noi due e così via.
Quindi alla top heel della serie (che potremmo anche considerare una delle principali top heel del piccolo schermo) cade il tetto in testa e muore.
Nessun confronto con i protagonisti suoi antagonisti, nessun dialogo, nessun processo, nulla, bum, il tetto in testa e risolta anche la pratica Cersei.
Tutti morti.
La domanda che sta spopolando in questi giorni sul web, come saprete, è la seguente:
Perché non farlo prima?
C’è stato un momento in cui Daenerys disponeva di:
- 3 draghi;
- esercito Dothraki al completo;
- esercito Immacolati al completo;
C’è stato un momento in cui:
- i Lannister non avevano la completa certezza del pericolo draghi;
- i Lannister non disponevano dei temibili scorpioni (prima arma temibile, resa poi al pari di una pistola giocattolo in “The Bells”;
- i Lannister non potevano contare sulla flotta di Euron.
Un momento in cui quindi, stando alla narrazione di The Bells, avrebbero potuto vincere la guerra senza nemmeno un morto fra le proprie file.
Ma perché questo non è accaduto prima?
Perché ora Daenerys è pazza e quindi ora non la si può fermare.
Le magnifiche espressioni facciali di Emilia Clarke lo dimostrano ampiamente, la sua rabbia e la sua pazzia vengono trasmesse direttamente al drago capace quindi di essere più drago del solito.
Momento, momento, MOMENTO!
Ora c’è la perla che secondo me costringerà gli scrittori dei manuali di sceneggiatura ad aggiungere un necessario capitolo:

Arya Stark incontra un cavallo bianco.
C’è questa scena in cui la giovane Stark incontra un sopravvissuto cavallo bianco.
La scena dura circa 3 minuti, lei lo guarda, lo avvicina, lo accarezza, sale in groppa e parte al galoppo.
Adesso, non voglio scomodare la pistola di Cechov, ma perché questo cavallo occupa 3 minuti di sceneggiatura?
Come si collega la sua presenza a questo punto della narrazione?
Facciamo vari esempi di scrittura con un minimo di logica di narrazione seppur forzata:
- Questo cavallo viene salvato da Arya in passato e caso vuole che riciccia a questo punto per “restituire il favore”;
- E’ il cavallo di Ned Stark rimasto nella capitale dopo la sua esecuzione;
- Il cavallo è governato da Bran che ha assistito a distanza alla guerra.
Forzate, improbabili, ma che SEGUONO UNA MALEDETTA NARRAZIONE.
Invece tutto quello che abbiamo è un cavallo che sbuca dal nulla, 3 minuti di affetto con Arya e via.
Subito per i boccaloni da bar di New York sono partite le teorie con tanto di articoli:

Per farla breve si è scomodata l’apocalisse, il simbolismo e chi più ne ha più ne metta, tanto ormai.
La verità è che una puntata scritta con il culo non poteva finire che con il grande culone bianco del cavallo che si allonta.













